Come il Covid si è abbattuto sull’economia milanese: perdite superiori ai 20 miliardi

di | 27 Novembre 2020

I violenti segni lasciati dalla pandemia hanno colpito duramente anche Milano, che se nella prima ondata era stata messa a dura prova in entità inferiore rispetto ad alcune province lombarde limitrofi, come Bergamo, Cremona e Brescia, in questa seconda ondata è stata – al pari di Varese e Monza – l’epicentro della pandemia, come testimoniano, purtroppo, le migliaia di contagiati giornalieri in città e provincia.

Una situazione che, giocoforza, ha previsto l’adozione di una nuova zona rossa, al fine di poter limitare il contagio e buttarsi alle spalle, si spera il prima possibile, questa significativo flusso di contagi. Il lockdown, seppur meno stringente di quello visto durante la prima ondata, si abbatterà, però, sull’andamento dell’economia milanese.

Le perdite nel settore dei servizi

D’altro canto, i cittadini milanesi, al di là di potersi recare in fabbrica o nei luoghi di lavoro perché impossibilitati ad accedere allo smart working, possono fare ben poco. E come avvenuto lo scorso marzo, trascorreranno il proprio tempo libero guardando una serie televisiva su Netflix, una partita di calcio su Sky o una sensuale webcam delle escort Torino, piuttosto che dedicarsi alla cura delle piante o del proprio giardino.

Il dimezzamento degli ingressi in città, ad esempio, è la prima causa del rallentamento dell’economia meneghina, che come Londra, New York o Parigi benefica del forte flusso giornaliero di pendolari e turisti per corroborare la propria economia. In condizioni “normali”, Milano attrae ingressi giornalieri per oltre 1,5 milioni, che si sono più che dimezzati già alla fine di ottobre, ben prima dell’entrata in vigore del nuovo DPCM: oggi, solo i milanesi animano la propria città.

Una città come la nostra, purtroppo, non poteva che essere significativamente colpita a livello economico dal covid, che ha messo a dura prova tutto il settore legato ai servizi: hotel, fiere, alberghi, shopping, pubblici esercizi eventi mondani e culturali accuseranno una perdita di quasi 11 miliardi in un solo anno, poco meno del 50% di quanto fletterà l’intera economia milanese (23 miliardi).

Un dato negativo, com’era facilmente prevedibile, proviene dal settore degli alberghi: se lo scorso anno le stanze occupate erano state di quasi il 75% del loro totale, quest’anno si arriverà, nella migliore delle ipotesi, ad un 20%. Milano, d’altro canto, attrae moltissimi turisti dai paesi esteri, elemento che quest’anno, come per tutte le città d’arte italiane, è venuto a mancare: la  perdita del settore alberghiero è stimata attorno a 1,5 miliardi.

Moda e ristorazione, i danni sono ingenti

È andata ancora peggio al settore fieristico, di cui Milano, negli ultimi quindici anni, è diventato un punto di eccellenza a livello europeo. L’impossibilità di ospitare fiere ed eventi genererà mancati introiti per oltre 2 miliardi, con un drastico calo di quasi il 70% rispetto al 2019: non è casuale, in tal senso, che il valore di Fiera Milano Spa sia crollato di oltre il 60% negli ultimi nove mesi.

Milano, però, è anche la capitale della moda. E le saracinesche abbassate per fronteggiare la pandemia, hanno creato grandi problemi al settore dell’abbigliamento, specie quello direttamente collegabile alla realtà milanese, che subirà una perdita di oltre 3,5 miliardi. Numero da capogiro, resi ancor più drammatici delle stime effettuate dagli esperti del settore: almeno il 25% dei negozi presenti in città rischia di non alzare più le saracinesche.

Il mancato ingresso di oltre 1,5 milioni di pendolari e turisti, inoltre, sta producendo ingenti danni anche al settore della ristorazione, già estremamente colpito dalla possibilità di poter svolgere solo servizio di asporto e consegna a domicilio. La stima, in questo caso, è di una perdita di quasi 2 miliardi, basti pensare, ad esempio, che i mancati pranzi di lavoro, da sempre un “must” della nostra città, pesano per una cifra pari ad €.190000 giornalieri.