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MIND e Cascina Merlata Milano: cosa nasce sull'ex Expo

MIND e Cascina Merlata Milano: cosa nasce sull'ex Expo
Foto di: Marcuscalabresus, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

L'ex area Expo di Milano, quella distesa di padiglioni temporanei e asfalto che nel 2015 aveva ospitato milioni di visitatori da tutto il mondo, ha attraversato negli anni successivi una fase di stasi e riflessione progettuale che molti osservatori avevano interpretato come sintomo di una difficoltà strutturale nel convertire grandi eventi in trasformazioni urbane durature; eppure, il quadro che si delinea oggi nel 2026 restituisce un'immagine molto più articolata, in cui due realtà distinte — MIND, Milano Innovation District, e il quartiere residenziale di Cascina Merlata — stanno definendo, ciascuna con la propria logica e la propria scala temporale, il profilo di un pezzo di città che non esisteva dieci anni fa. Capire cosa stia effettivamente nascendo in quell'area richiede di separare le narrazioni promozionali dai dati di fatto, le visioni strategiche dagli stati avanzamento lavori, le aspettative generate dalla comunicazione istituzionale dalla realtà vissuta da chi in quel quadrante si è già trasferito o ci lavora.

Cascina Merlata di Milano è oggi un quartiere popolato, con una sua vita quotidiana fatta di supermercati aperti, scuole frequentate, autobus che percorrono viali ancora circondati da cantieri; questa coesistenza tra il già costruito e il work-in-progress è probabilmente la cifra più onesta con cui leggere l'intera operazione urbanistica. MIND, invece, resta per larga parte un cantiere ambizioso, con alcuni edifici completati — in particolare quelli legati al polo scientifico e sanitario — e un masterplan che prevede di svilupparsi per fasi fino al 2030 e oltre. Le due realtà sono geograficamente contigue ma concettualmente separate: l'una punta su residenze, servizi e una comunità di abitanti; l'altra su ricerca, innovazione, imprese della conoscenza e attrattività internazionale.

Ciò che rende interessante l'analisi di questo territorio non è la somma delle singole realizzazioni, ma la tensione — produttiva o problematica, a seconda dei punti di vista — tra la velocità con cui il residenziale si è insediato e la lentezza con cui il polo di innovazione ha trovato la sua massa critica. Questa asimmetria temporale condiziona tutto: la mobilità, i servizi, la percezione del luogo da parte di chi lo abita, la coerenza complessiva di un progetto che sulla carta avrebbe dovuto essere unitario.

Il masterplan di MIND e le fasi di sviluppo previste

MIND — Milano Innovation District — è gestito da Lendlease in partnership con Arexpo, la società che detiene la proprietà dell'area, e il suo progetto urbanistico si articola su circa 100 ettari suddivisi in distretti funzionali: uno dedicato alla vita e ai servizi, uno alla ricerca e all'università, uno alle imprese e all'innovazione, uno al verde e agli spazi pubblici. Al 2026, il distretto scientifico ha già una presenza concreta: Human Technopole, l'istituto di ricerca genomica e bioinformatica finanziato dal governo italiano, occupa i suoi edifici permanenti e conta diverse centinaia di ricercatori attivi; l'IRCCS Galeazzi-Sant'Ambrogio ha trasferito le sue attività cliniche nell'ospedale costruito sull'area, diventando uno degli attrattori più significativi in termini di flussi quotidiani di persone. Questi due poli — il biomedico e il clinico — rappresentano probabilmente la realizzazione più solida dell'intero progetto MIND, perché hanno portato non solo edifici ma funzioni reali, occupazione qualificata, relazioni internazionali attive.

Il distretto delle imprese e dell'innovazione, invece, procede con un ritmo più discontinuo: alcuni edifici per uffici e laboratori sono stati completati e occupati, altri sono ancora in fase di costruzione o di pre-commercializzazione; la capacità di attrarre grandi aziende tecnologiche o farmaceutiche internazionali — che era uno degli obiettivi dichiarati del progetto — ha prodotto risultati parziali, influenzati anche dalla congiuntura economica globale e dalla concorrenza di altri poli europei. La sfida che MIND affronta non è di natura architettonica o infrastrutturale, ma ecosistemica: costruire relazioni dense tra università, ricerca pubblica, imprese private e startup richiede anni di lavoro relazionale che non si pianifica nei masterplan.

Cascina Merlata: composizione del quartiere e stato dell'edificato

Il quartiere di Cascina Merlata di Milano si è sviluppato su una logica diversa da quella di MIND: qui il motore principale è stato il residenziale, con una quota significativa di edilizia convenzionata e sociale che ha consentito l'insediamento di famiglie con redditi medi e medio-bassi in un'area ben servita dalla metropolitana — la linea 1 con la fermata Molino Dorino e, con qualche camminata, la fermata Pero — e con un'accessibilità autostradale che la rende attraente per chi lavora nell'area metropolitana. Al 2026, Cascina Merlata conta diverse migliaia di residenti, distribuiti in condomini di recente costruzione con standard energetici elevati, e dispone di una dotazione di servizi che, pur non ancora completa, è già funzionante: istituti scolastici, un centro commerciale di prossimità, aree verdi attrezzate, percorsi ciclabili che collegano il quartiere alla rete esistente.

La cascina storica che dà il nome al quartiere — un edificio rurale lombardo risalente al XVIII secolo, recuperato e riconvertito a uso culturale e ricreativo — costituisce un elemento identitario non trascurabile in un contesto in cui tutto il resto è di costruzione recente; la sua presenza non è puramente decorativa, perché ospita attività regolari e funziona da punto di riferimento per la comunità di chi si è trasferito in un luogo privo di storia sedimentata. Questa funzione aggregativa è stata in parte sottovalutata nella pianificazione iniziale, mentre si è rivelata determinante per accelerare il senso di appartenenza al luogo.

Infrastrutture e mobilità: il nodo irrisolto del quadrante ovest

Uno degli aspetti più discussi da chi abita o lavora nell'area riguarda la mobilità, che al 2026 rimane il punto di maggiore tensione tra le aspettative generate dal progetto e la realtà quotidiana: la connessione ferroviaria diretta con il centro di Milano è ancora insufficiente rispetto ai flussi che l'area genera, e il prolungamento della linea metropolitana M4 — che avrebbe potuto rappresentare un salto qualitativo significativo — non è ancora operativo nel quadrante di Cascina Merlata e MIND. La situazione è parzialmente compensata dai potenziamenti dei servizi di superficie e dalla ciclabilità, che in quest'area funziona meglio che in molte altre zone periferiche di Milano grazie alla pianificazione ex novo che ha consentito di integrare le piste nel progetto urbano anziché aggiungerle a posteriori.

Il tema della mobilità si intreccia con quello dell'accessibilità dei servizi: chi lavora a Human Technopole o all'ospedale Galeazzi e non risiede nelle immediate vicinanze affronta tragitti che, nelle ore di punta, possono risultare significativamente più lunghi di quanto la posizione geografica dell'area — a pochi chilometri dal centro — farebbe supporre; questo divario tra posizione e accessibilità effettiva è uno dei fattori che frenano l'insediamento di alcune categorie di lavoratori qualificati, che tendono a privilegiare aree meglio connesse quando valutano dove stabilirsi.

Il verde urbano e gli spazi pubblici nel progetto complessivo

Una delle componenti più caratterizzanti dell'intero progetto urbanistico è la quota di verde prevista: MIND e Cascina Merlata insieme includono parchi, giardini e aree naturalistiche che, nella loro estensione complessiva, rappresentano una delle dotazioni pro capite più elevate tra le nuove espansioni urbane milanesi degli ultimi due decenni. Al 2026, parte di questo verde è già fruibile — in particolare le aree limitrofe al quartiere residenziale, progettate con cura e ben mantenute — mentre i grandi parchi previsti nella porzione più interna di MIND sono ancora parzialmente cantierizzati o accessibili solo in modo limitato.

La progettazione degli spazi pubblici ha seguito un approccio che privilegia la continuità ecologica e la permeabilità del suolo, con soluzioni di drenaggio urbano, filari alberati e zone umide che rispondono sia a esigenze estetiche sia a funzioni ambientali concrete; questa scelta ha un impatto visibile sulla qualità percepita del quartiere da parte dei residenti, che in diverse rilevazioni di soddisfazione hanno indicato la presenza del verde come uno degli elementi più apprezzati della loro esperienza abitativa. La questione aperta riguarda la gestione nel tempo: parchi di questa dimensione richiedono risorse manutentive significative, e i modelli di governance a lungo termine non sono ancora completamente definiti.

Le prospettive di sviluppo tra il 2026 e il completamento del piano

Guardando alle fasi successive del piano, ciò che si delinea per MIND e per Cascina Merlata è un percorso di maturazione che richiederà ancora almeno un decennio per dispiegarsi compiutamente: i lotti ancora da edificare nella porzione est di MIND, le funzioni universitarie previste ma non ancora insediate, il completamento della rete commerciale e dei servizi alla persona nel quartiere residenziale, il consolidamento delle relazioni tra i diversi attori del polo scientifico — tutti questi elementi sono in movimento, ma con tempi che sfuggono alla narrativa dell'inaugurazione e del completamento. Cascina Merlata Milano sta diventando un quartiere vero, con le contraddizioni e le incompiutezze che ogni quartiere porta con sé nei primi anni di vita; MIND sta costruendo la sua identità come distretto dell'innovazione, con risultati concreti in alcuni segmenti e lavoro ancora da fare in altri.

Quello che emerge con più chiarezza dall'osservazione di quest'area è che la riuscita di operazioni urbane di questa scala si misura su orizzonti temporali che raramente coincidono con i cicli politici o comunicativi che le accompagnano: la vera valutazione di cosa sia nato sull'ex area Expo di Milano sarà possibile solo quando le ultime gru avranno lasciato il posto agli ultimi alberi piantati, e quando le persone che ci abitano e ci lavorano avranno avuto il tempo di costruire le relazioni quotidiane che fanno di un masterplan un luogo.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.