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Scalo Farini: il parco che raffredderà Milano

Scalo Farini: il parco che raffredderà Milano
Foto di: Bramfab, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

Lo scalo Farini rappresenta, nell'insieme delle trasformazioni urbane che Milano sta attraversando in questo decennio, il cantiere più atteso e al tempo stesso più complesso: sette aree ferroviarie dismesse, distribuite lungo la cintura nord-ovest della città, per una superficie complessiva che supera il milione di metri quadrati, di cui circa 440.000 destinati proprio allo scalo Farini e allo scalo San Cristoforo. L'accordo di programma firmato tra il Comune di Milano, la Regione Lombardia e il gruppo Ferrovie dello Stato ha fissato cornici e obiettivi, ma è nel dettaglio dei masterplan — quello redatto da Benedetta Tagliabue con lo studio EMBT per lo scalo Farini — che si trovano le scelte progettuali in grado di cambiare il microclima di un intero quadrante della città.

Il tema del raffreddamento urbano non è accessorio al progetto: è, strutturalmente, uno dei suoi assi portanti. Milano registra temperature estive che nelle zone densamente edificate della periferia nord superano di quattro o cinque gradi centigradi quelle delle aree con copertura vegetale significativa; lo scalo Farini, con la sua enorme superficie attualmente impermeabilizzata — binari, ballast, piazzali in cemento — funziona oggi come un serbatoio termico che accumula calore durante il giorno e lo rilascia nelle ore notturne, aggravando il fenomeno dell'isola di calore urbana. Trasformare questo spazio significa, prima ancora che costruire, de-impermeabilizzare: restituire suolo permeabile, piantare alberi ad alto fusto, creare superfici d'acqua che attivino meccanismi di evapotraspirazione.

Il masterplan di EMBT prevede circa 300.000 metri quadrati di verde pubblico, una cifra che colloca lo scalo Farini tra i più grandi interventi di infrastruttura verde mai pianificati in una città italiana. La progressione temporale del progetto — con i primi cantieri avviati e le fasi più strutturali attese tra il 2027 e il 2032 — impone di leggere il piano con la consapevolezza che molte delle sue promesse climatiche si materializzeranno soltanto quando la vegetazione avrà raggiunto una maturità sufficiente a produrre ombra e raffreddamento evaporativo reali.

Superficie permeabile e gestione delle acque meteoriche

Uno degli interventi più tecnicamente rilevanti del progetto riguarda la gestione delle acque piovane, che nel disegno di EMBT non vengono semplicemente smaltite nella rete fognaria ma trattenute e restituite al ciclo idrologico locale attraverso un sistema di vasche di laminazione, prati drenanti e aree umide artificiali distribuite lungo l'asse del futuro parco. La logica è quella del cosiddetto urban sponge: il suolo del parco agisce da spugna, assorbendo i picchi di precipitazione — sempre più intensi e concentrati nel tempo, come mostrano i dati pluviometrici degli ultimi cicli climatici milanesi — e rilasciando l'acqua lentamente, alimentando la vegetazione e riducendo il carico sulle infrastrutture idrauliche cittadine. La de-impermeabilizzazione di una superficie così estesa produce effetti misurabili non solo sul microclima locale ma anche sul rischio idraulico del reticolo fognario di Bovisa e Isola, due quartieri storicamente vulnerabili agli allagamenti in caso di eventi estremi.

Il progetto specifica, nelle tavole tecniche depositate al Comune, una percentuale di suolo permeabile superiore all'80% dell'intera area verde, con sezioni di terreno strutturato — i cosiddetti structural soil cell — che permettono la piantumazione di alberi ad alto fusto anche in prossimità delle aree pedonali pavimentate, garantendo volumi radicali sufficienti per specie arboree di grandi dimensioni come querce, tigli e platani.

Composizione del verde e scelta delle specie arboree

La selezione delle specie vegetali in un progetto di forestazione urbana di questa scala non è una questione estetica ma funzionale: le specie scelte determinano la quantità di ombra prodotta, l'efficienza dell'evapotraspirazione, la resistenza agli stress termici e idrici, la capacità di sequestrare carbonio e di filtrare le polveri sottili provenienti dall'asse del passante ferroviario e dalle arterie stradali adiacenti. Il masterplan dello scalo Farini prevede un mix di specie autoctone e naturalizzate adattate al clima continentale padano — con attenzione crescente, nelle revisioni più recenti del piano, alle proiezioni climatiche al 2050, che indicano per la pianura padana estati progressivamente più calde e secche — affiancate da specie di origine mediterranea già capaci di sopportare condizioni di stress idrico prolungato. Tra queste ultime figurano Celtis australis, Fraxinus ornus e alcune cultivar di Quercus pubescens, tutte specie che abbinano una discreta capacità di intercettazione delle piogge a una buona resistenza alla siccità estiva.

La struttura del verde non è quella di un tappeto omogeneo: il progetto articola il parco in fasce con caratteristiche ecologiche differenziate — aree a prato polifita, boschetti di latifoglie, filari alberati lungo i percorsi ciclopedonali, macchie arbustive ai margini — costruendo una gradazione di habitat che risponde sia alle esigenze di biodiversità sia alla necessità di creare corridoi d'ombra continui per i percorsi pedonali nelle ore più calde della giornata.

Connessione con la rete ecologica comunale

Il parco dello scalo Farini non è pensato come un'isola verde isolata nel tessuto urbano, ma come un nodo di una rete ecologica più ampia che il Piano di Governo del Territorio di Milano ha formalizzato negli ultimi aggiornamenti: un sistema di corridoi verdi che dovrebbe connettere, attraverso il quadrante nord-ovest, il Parco delle Groane con i parchi periurbani a sud, utilizzando gli ex scali ferroviari come stepping stones per la fauna urbana e come assi di ventilazione che favoriscono la circolazione dell'aria fresca nelle ore notturne. La posizione geografica dello scalo Farini — allungato in direzione nord-sud, aperto verso il settore da cui provengono i venti freschi padani nelle notti estive — lo rende particolarmente adatto a svolgere questa funzione di corridoio di ventilazione, a condizione che le altezze degli edifici previsti lungo il perimetro del parco non chiudano le aperture necessarie al flusso d'aria. Su questo punto, le revisioni del masterplan avvenute tra il 2024 e il 2026 hanno introdotto alcune modifiche alle sagome edificatorie per preservare le direttrici di ventilazione individuate dalle simulazioni microclimatiche commissionate dal Comune.

La connessione con il Cimitero Monumentale e con il parco esistente di Largo Bellintani — due aree verdi di dimensioni minori ma già mature, con alberature che producono raffrescamento effettivo — è garantita da una sequenza di percorsi alberati che il progetto tratta come prolungamenti naturali del parco principale, ampliando di fatto la superficie climaticamente attiva ben oltre i confini dell'ex scalo.

Edificato e standard energetici nei lotti di trasformazione

Accanto al parco, il progetto di trasformazione dello scalo Farini prevede la realizzazione di una quota significativa di superficie edificata: residenze, servizi, spazi per attività produttive leggere e culturali, con una distribuzione che l'accordo di programma ha bilanciato cercando di evitare la concentrazione di funzioni monofunzionali. Gli standard energetici imposti ai lotti in concessione — con requisiti che superano quelli della normativa nazionale e si allineano agli obiettivi del Green Deal europeo — prevedono edifici in classe A4, involucri con valori di trasmittanza termica molto bassi, sistemi di raffrescamento passivo integrati nell'architettura (tetti verdi, schermature solari, ventilazione naturale incrociata) e una quota obbligatoria di energia prodotta da fonti rinnovabili in loco. La presenza di tetti verdi estensivi sugli edifici non è soltanto un requisito estetico o di compensazione ambientale: contribuisce, insieme al parco, a ridurre l'effetto albedo negativo delle superfici impermeabili e a produrre ulteriore evapotraspirazione nelle ore diurne.

Il dimensionamento delle reti tecnologiche prevede inoltre l'integrazione con il teleriscaldamento e il teleraffrescamento gestiti da A2A, la multiutility che ha siglato accordi con il Comune per estendere la rete di district cooling — già presente in alcune zone del centro — verso il quadrante nord-ovest, utilizzando come sorgente fredda le acque di falda e il potenziale geotermico superficiale disponibile nell'area.

Tempi di realizzazione e fasi del cantiere

La sequenza temporale del progetto riflette la complessità delle bonifiche necessarie: i suoli dell'ex scalo Farini presentano contaminazioni da idrocarburi, metalli pesanti e amianto legate alle attività ferroviarie e industriali che si sono succedute nel corso del Novecento, e le operazioni di messa in sicurezza e bonifica rappresentano la fase critica che condiziona l'intero cronoprogramma. Le prime aree bonificate, prevalentemente nella porzione sud dello scalo in prossimità di via Valtellina, sono quelle su cui si concentrano i cantieri attualmente aperti; le zone più interne e contaminate richiedono tempi di bonifica più lunghi, con alcune sezioni che non saranno disponibili per la piantumazione prima del 2029. L'apertura parziale del parco — con le aree più avanzate accessibili al pubblico in una configurazione ancora incompleta — è prevista intorno al 2028, mentre il completamento dell'intero sistema verde è stimato, nelle proiezioni ufficiali, entro il 2032.

La progressività dell'apertura implica che gli effetti di raffrescamento misurabili a scala di quartiere non saranno immediatamente percepibili: le simulazioni microclimatiche indicano che la riduzione significativa delle temperature estive nelle aree adiacenti allo scalo Farini — stimata tra 1,5 e 2,5 gradi centigradi nelle ore pomeridiane — si stabilizzerà pienamente soltanto quando le alberature avranno raggiunto una copertura sufficiente, processo che richiede, per le specie di medio e grande fusto, un minimo di otto-dieci anni dalla messa a dimora. È in questo orizzonte temporale, piuttosto che nei rendering degli studi di architettura, che si misura la reale portata della trasformazione.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.