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Quali sono i principali segni di difficoltà economica in un'azienda?

Quali sono i principali segni di difficoltà economica in un'azienda?

Quando un’impresa attraversa una fase di tensione finanziaria, i primi segnali raramente si manifestano in modo evidente nei bilanci ufficiali, mentre emergono attraverso indicatori operativi, scelte gestionali e comportamenti ricorrenti che anticipano problemi più gravi; riconoscere tempestivamente i segnali di difficoltà economica in azienda consente di intervenire con strumenti correttivi prima che la crisi diventi strutturale e comprometta continuità operativa, reputazione e accesso al credito.

Tensioni di liquidità e gestione irregolare dei pagamenti

Nel momento in cui la cassa disponibile inizia a ridursi con continuità e l’azienda fatica a rispettare le scadenze verso fornitori, dipendenti o istituti di credito, si manifesta uno dei segnali più concreti di squilibrio finanziario, spesso accompagnato da richieste di dilazioni o da pagamenti frazionati non pianificati. La difficoltà non risiede soltanto nell’ammontare dei debiti, ma nella mancanza di sincronizzazione tra incassi e uscite, fenomeno che genera tensioni anche in presenza di fatturato stabile.

Un indicatore oggettivo è il peggioramento del cash flow operativo, ossia la differenza tra incassi generati dall’attività caratteristica e pagamenti correnti. Se per più trimestri consecutivi il flusso di cassa risulta negativo, l’impresa sta finanziando la gestione ordinaria con risorse esterne o con linee di credito, aumentando l’esposizione finanziaria.

Anche l’allungamento sistematico dei tempi medi di pagamento ai fornitori (Days Payable Outstanding) oltre le condizioni contrattuali concordate segnala una gestione difensiva della liquidità. Parallelamente, un incremento dei crediti scaduti verso clienti indica difficoltà nella riscossione, con impatto diretto sulla capacità di coprire costi fissi e variabili.

Riduzione dei margini e perdita di redditività operativa

Quando il margine operativo lordo subisce una contrazione progressiva e il risultato d’esercizio si avvicina allo zero o diventa negativo, l’azienda sta erodendo la propria capacità di generare valore attraverso l’attività principale. Questa situazione può derivare da un aumento dei costi di produzione, da una politica di prezzi non adeguata o da una riduzione dei volumi di vendita.

Un segnale da monitorare con attenzione è la compressione del margine di contribuzione per prodotto o linea di servizio: se il prezzo di vendita non copre in modo adeguato i costi variabili e contribuisce in misura insufficiente ai costi fissi, la crescita dei ricavi non produce miglioramenti proporzionali nella redditività. In questi casi l’azienda può registrare un incremento del fatturato accompagnato da utili in diminuzione, fenomeno che maschera una fragilità strutturale.

Anche la dipendenza eccessiva da sconti e promozioni per mantenere i volumi rappresenta un segnale critico, poiché riduce i margini e abitua il mercato a percepire il prodotto come negoziabile sul prezzo. L’analisi periodica degli indici di redditività, come ROS (Return on Sales) e ROI (Return on Investment), permette di individuare tempestivamente trend negativi.

Aumento dell’indebitamento e peggioramento degli indicatori finanziari

Nel momento in cui l’azienda ricorre con frequenza crescente a finanziamenti a breve termine per sostenere l’operatività quotidiana, la struttura finanziaria tende a sbilanciarsi verso il debito, aumentando il rischio complessivo. L’incremento dell’indice di indebitamento (rapporto tra debiti finanziari e patrimonio netto) oltre determinate soglie riduce la solidità patrimoniale e limita la capacità di ottenere nuove linee di credito a condizioni favorevoli.

Un altro segnale rilevante riguarda la copertura degli oneri finanziari: se l’EBIT (utile operativo) non è più sufficiente a coprire gli interessi passivi, l’impresa entra in una zona di vulnerabilità che può rapidamente degenerare in insolvenza tecnica. In questo scenario, eventuali aumenti dei tassi di interesse o revisioni delle condizioni bancarie aggravano la situazione.

Il deterioramento del rating creditizio, la richiesta di garanzie aggiuntive da parte degli istituti finanziari o la revoca di affidamenti precedentemente concessi costituiscono indicatori esterni che confermano la percezione di rischio associata all’azienda. Tali segnali anticipano spesso difficoltà più ampie, poiché incidono sulla reputazione finanziaria nei confronti di partner e fornitori.

Calo strutturale delle vendite e perdita di quote di mercato

Quando la diminuzione del fatturato non è riconducibile a fattori stagionali o ciclici ma si protrae per più esercizi, si configura una perdita di competitività che incide direttamente sulla sostenibilità economica dell’impresa. Il calo delle vendite può derivare da cambiamenti nelle preferenze dei clienti, dall’ingresso di nuovi concorrenti o da un’offerta non più allineata al mercato.

Un segnale da non sottovalutare è la riduzione del tasso di riacquisto da parte dei clienti abituali, accompagnata da un aumento del costo di acquisizione di nuovi clienti. In assenza di una base clienti stabile, l’azienda deve investire risorse crescenti in marketing e promozione, comprimendo ulteriormente i margini.

L’analisi delle quote di mercato, quando disponibile, consente di comprendere se la contrazione sia generalizzata nel settore o specifica dell’impresa. Nel secondo caso, è necessario intervenire su posizionamento, proposta di valore e canali distributivi per evitare che la perdita di competitività diventi irreversibile.

Segnali organizzativi e operativi che anticipano la crisi

Oltre agli indicatori finanziari, esistono segnali qualitativi che spesso anticipano le difficoltà economiche, manifestandosi attraverso un deterioramento del clima interno e un rallentamento dei processi decisionali. L’aumento del turnover del personale, soprattutto in ruoli chiave, può indicare incertezza sulla stabilità aziendale o insoddisfazione legata a ritardi nei pagamenti e mancanza di prospettive.

Anche la riduzione degli investimenti in formazione, innovazione e manutenzione rappresenta un campanello d’allarme, poiché segnala una gestione orientata alla sopravvivenza immediata anziché alla crescita sostenibile. Nel medio periodo questa scelta compromette la qualità dei prodotti e dei servizi offerti.

La difficoltà nel rispettare tempi di consegna, l’aumento dei reclami e la perdita di fornitori strategici sono ulteriori indicatori di tensione operativa. Quando tali fenomeni si combinano con segnali finanziari negativi, la probabilità di una crisi strutturale aumenta in modo significativo.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to