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Come si può prevenire la crisi d’impresa?

Come si può prevenire la crisi d’impresa?

La prevenzione della crisi d’impresa richiede un approccio sistematico che integri controllo economico, monitoraggio finanziario e gestione organizzativa, poiché le difficoltà aziendali raramente emergono all’improvviso e nella maggior parte dei casi sono precedute da segnali misurabili.

Margini in progressiva riduzione, aumento dell’indebitamento a breve termine, ritardi nei pagamenti verso fornitori e dipendenti rappresentano indicatori concreti di squilibrio, che possono essere intercettati attraverso strumenti di analisi adeguati. Intervenire in modo tempestivo significa trasformare dati contabili e finanziari in decisioni operative, evitando che tensioni iniziali si trasformino in insolvenza strutturale.

Analisi preventiva degli indicatori economici e finanziari

Quando si affronta il tema di come prevenire la crisi d’impresa, il primo livello di intervento riguarda l’analisi costante degli indicatori di redditività, liquidità e solidità patrimoniale, poiché l’equilibrio aziendale si fonda sull’integrazione di questi tre elementi. Un’impresa può registrare utili a bilancio ma generare flussi di cassa insufficienti, oppure mantenere una buona liquidità nel breve periodo a fronte di un indebitamento eccessivo nel medio termine.

L’EBITDA margin, calcolato come rapporto tra margine operativo lordo e fatturato, consente di misurare la capacità dell’azienda di generare reddito dalla gestione caratteristica. Una riduzione costante di questo indicatore, ad esempio dal 18% al 10% in due esercizi consecutivi, segnala un deterioramento della marginalità che richiede un’analisi puntuale dei costi e dei prezzi di vendita. Parallelamente, il DSCR (Debt Service Coverage Ratio), che misura la capacità di coprire il servizio del debito con i flussi di cassa operativi, dovrebbe mantenersi stabilmente sopra 1; valori inferiori indicano difficoltà nel far fronte alle rate di finanziamento.

L’integrazione di questi indicatori in un sistema di reporting mensile, anziché limitarsi al bilancio annuale, permette di individuare tendenze negative con anticipo sufficiente per correggere la rotta, attraverso revisioni di budget, rinegoziazione dei contratti o ridefinizione della struttura dei costi.

Monitoraggio dei flussi di cassa e gestione della liquidità

Poiché la maggior parte delle crisi aziendali si manifesta inizialmente come tensione finanziaria, il controllo dei flussi di cassa rappresenta uno strumento operativo indispensabile per prevenire situazioni di insolvenza. La predisposizione di un cash flow previsionale su base almeno trimestrale consente di stimare entrate e uscite, evidenziando eventuali squilibri temporali tra incassi e pagamenti.

Se un’azienda incassa mediamente a 120 giorni e sostiene costi fissi mensili per 80.000 euro, la pianificazione della liquidità deve tenere conto di questo scostamento temporale, prevedendo riserve o linee di credito adeguate. La rotazione del magazzino costituisce un ulteriore fattore critico: scorte eccessive immobilizzano capitale e riducono la capacità di far fronte a spese correnti. Un indice di rotazione pari a 2 volte l’anno in un settore dove la media è 6 indica una gestione inefficiente delle giacenze.

Strumenti come l’analisi dello scadenzario clienti e fornitori, l’introduzione di procedure di sollecito automatico e la valutazione preventiva dell’affidabilità creditizia dei nuovi clienti riducono il rischio di ritardi nei pagamenti. In presenza di tensioni, la rinegoziazione delle scadenze con i fornitori o la richiesta di dilazioni fiscali può fornire margini temporali utili per ristabilire l’equilibrio.

Adeguati assetti organizzativi e obblighi normativi

Il quadro normativo italiano, con il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, attribuisce all’organo amministrativo la responsabilità di adottare assetti organizzativi, amministrativi e contabili adeguati alla natura e alle dimensioni dell’impresa, finalizzati alla rilevazione tempestiva dello stato di crisi. Ciò implica l’implementazione di sistemi di controllo interno, procedure formalizzate e flussi informativi chiari tra amministrazione, direzione e organi di controllo.

Un assetto organizzativo adeguato prevede la separazione delle funzioni critiche, la tracciabilità delle operazioni contabili e la presenza di report periodici destinati al management. In una società con fatturato superiore a 5 milioni di euro, l’assenza di un budget annuale strutturato o di una pianificazione finanziaria rappresenta una carenza che può esporre gli amministratori a responsabilità in caso di aggravamento del dissesto.

L’adozione di procedure interne per la valutazione del rischio, incluse matrici di rischio e sistemi di alert automatici sugli scostamenti significativi rispetto agli obiettivi, consente di documentare l’attività di monitoraggio e di intervenire prima che la situazione diventi irreversibile.

Ristrutturazione operativa e revisione del modello di business

Quando i primi segnali di difficoltà emergono, la prevenzione della crisi richiede interventi mirati sulla struttura operativa e sul modello di business, evitando che inefficienze strutturali compromettano la sostenibilità economica. L’analisi della redditività per prodotto o servizio può evidenziare linee in perdita che assorbono risorse senza generare margini adeguati.

Se un’azienda offre cinque linee di prodotto e due di esse presentano margini negativi da tre esercizi consecutivi, la loro eliminazione o riprogettazione può liberare capacità produttiva e capitale circolante. Analogamente, la revisione dei contratti di fornitura e l’ottimizzazione dei processi interni, attraverso l’automazione o la riorganizzazione delle mansioni, riducono i costi fissi e migliorano l’efficienza complessiva.

In alcuni casi, la prevenzione passa attraverso la diversificazione dei ricavi, l’ingresso in nuovi segmenti di mercato o la revisione del pricing, basata su un’analisi dettagliata del valore percepito dal cliente e della struttura dei costi. Ogni intervento deve essere supportato da simulazioni economico-finanziarie che ne valutino l’impatto su margini, liquidità e indebitamento.

Strumenti di allerta e procedure di composizione negoziata

Nel contesto italiano, gli strumenti di allerta e la composizione negoziata della crisi costituiscono meccanismi formali per affrontare situazioni di squilibrio prima che sfocino in procedure concorsuali, offrendo all’imprenditore la possibilità di ristrutturare il debito e ridefinire l’assetto aziendale con il supporto di un esperto indipendente. L’accesso a tali strumenti presuppone la capacità di rilevare tempestivamente segnali di difficoltà, documentando la situazione economico-finanziaria attraverso piani e proiezioni attendibili.

La predisposizione di un piano industriale dettagliato, corredato da previsioni di cash flow e da un’analisi della sostenibilità del debito, rappresenta la base per negoziare con creditori, istituti bancari e fornitori. Se il piano dimostra che, attraverso la ristrutturazione delle scadenze e la riduzione di determinati costi, l’impresa può tornare a generare flussi positivi entro 24 mesi, aumenta la probabilità di ottenere accordi favorevoli.

L’attivazione tempestiva di questi strumenti riduce il rischio di responsabilità per aggravamento del dissesto e preserva il valore aziendale, evitando che la crisi degeneri in liquidazione giudiziale.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to